STUDIO DERMATOLOGICO GORGONZOLESE
Terapia fotodinamica (PDT): cos'è, come funziona e perché la versione daylight può essere la scelta più confortevole
Guida completa alla PDT convenzionale e alla Daylight-PDT per il trattamento delle cheratosi attiniche e delle lesioni precancerose della pelle.
La terapia fotodinamica (PDT, Photodynamic Therapy) è oggi uno dei trattamenti più efficaci e scientificamente validati per le cheratosi attiniche, le lesioni precancerose da esposizione solare e alcune forme superficiali di carcinoma basocellulare. La versione Daylight-PDT, che sfrutta la luce naturale del sole al posto della lampada da studio, ha rivoluzionato l'esperienza del paziente rendendo il trattamento pressoché indolore e compatibile con la vita quotidiana.
La PDT è un trattamento selettivo e non invasivo che combina tre elementi: un agente fotosensibilizzante (di solito acido 5-aminolevulinico, ALA, o il suo estere metil-aminolevulinato, MAL), la luce di una determinata lunghezza d'onda e l'ossigeno tissutale. La reazione fotochimica che si genera produce specie reattive dell'ossigeno in grado di distruggere selettivamente le cellule alterate, risparmiando i tessuti sani circostanti.
Grazie a questa selettività, la PDT è particolarmente adatta al trattamento delle cheratosi attiniche multiple e diffuse su ampie superfici come il volto, il cuoio capelluto o il dorso delle mani, dove un approccio lesione per lesione sarebbe impraticabile.
Le linee guida europee (EDF/EADV) indicano la PDT come trattamento di prima scelta per le cheratosi attiniche di grado I–II secondo Olsen, con tassi di clearance superiori all'80% dopo una o due sessioni.
Nella PDT classica il dermatologo applica la crema fotosensibilizzante (MAL o ALA) sulla zona da trattare, che viene poi coperta con una medicazione occlusiva. Dopo un tempo di incubazione di 3 ore, necessario perché il farmaco venga assorbito dalle cellule alterate, il paziente viene esposto a una lampada a luce rossa o blu per circa 8–10 minuti.
Daylight-PDT: la svolta nel comfort del paziente
La Daylight-PDT (DL-PDT) rappresenta l'evoluzione più significativa degli ultimi anni nel campo della terapia fotodinamica. Introdotta dalla ricerca scandinava e oggi ampiamente validata da studi randomizzati e controllati, si differenzia dalla PDT convenzionale per un elemento chiave: la fonte luminosa è la luce solare naturale.
Il meccanismo è elegante: poiché la luce diurna fornisce immediatamente la quota di fotoni necessaria ad attivare il fotosensibilizzante, il farmaco non ha il tempo di accumularsi in concentrazioni elevate prima dell'attivazione. Questo riduce drasticamente la sensazione di bruciore e dolore, che è il principale effetto collaterale della PDT classica.
Il giorno del trattamento il paziente si reca in studio, dove vengono eseguiti i passaggi preparatori: curettage, detersione e applicazione di una crema solare con SPF molto alto. Trascorsi 15 minuti, il fotosensibilizzante viene applicato sulla zona da trattare. Il paziente esce poi all'aperto e si espone alla luce diurna per circa 2 ore, svolgendo normali attività come leggere, passeggiare o sedersi in giardino. Non è necessaria la luce diretta del sole: è sufficiente luce diffusa, anche in giornate leggermente nuvolose.
Condizione essenziale: la DL-PDT richiede una temperatura esterna superiore a 10 °C e un'irradianza diurna sufficiente. In Italia è praticabile per gran parte dell'anno (da marzo a ottobre indicativamente). Nelle ore di maggiore irradiazione estiva si consiglia di evitare l'esposizione diretta tra le 11 e le 15.


Cheratosi attinica (KA) di grado I e II, singole o multiple, su viso, cuoio capelluto, mani e arti. La DL-PDT è particolarmente raccomandata in presenza di campo di cancerizzazione, ovvero aree di cute fotolesionata con multiple lesioni subcliniche.
Carcinoma basocellulare superficiale (sBCC) — la PDT convenzionale è indicata per lesioni di diametro ≤20 mm in sedi a basso rischio. In questo caso la PDT classica è preferita alla DL-PDT per maggiore certezza di dose luminosa.
Malattia di Bowen (carcinoma squamocellulare in situ) — ottima risposta con PDT convenzionale, con tassi di clearance superiori al 90%.
Effetti collaterali e gestione post-trattamento
La PDT è generalmente ben tollerata. Gli effetti locali più comuni includono eritema, edema e desquamazione della zona trattata, che si risolvono spontaneamente in 1–2 settimane. Nella PDT convenzionale il dolore urente durante la fase di attivazione luminosa è l'effetto avverso di maggior rilievo; nella DL-PDT questa sensazione è marcatamente ridotta.
Dopo il trattamento è fondamentale proteggere rigorosamente la zona dalla luce solare per almeno 48 ore, evitare esposizioni solari dirette e applicare creme idratanti lenitivi per favorire la guarigione.
Quante sedute di PDT sono necessarie?
Per le cheratosi attiniche si effettuano generalmente 1–2 sedute a distanza di 1–4 settimane. Il numero può variare in base all'estensione e alla risposta clinica individuale valutata dal dermatologo.
La Daylight-PDT funziona anche in giornate nuvolose?
Sì. La luce diffusa nelle giornate parzialmente nuvolose è solitamente sufficiente per attivare il fotosensibilizzante. Non è necessaria la luce solare diretta: è la quantità totale di fotoni a essere rilevante, non la direzione.
È possibile effettuare la PDT in estate in Italia?
Sì, ma con alcune precauzioni. In estate il trattamento va programmato nelle ore mattutine o serali per evitare l'irradiazione eccessiva. Il dermatologo valuta caso per caso le condizioni più adatte.
Chi non può essere trattato con PDT?
Le controindicazioni principali includono porfiria, gravidanza, ipersensibilità nota ai componenti del fotosensibilizzante e uso di farmaci fotosensibilizzanti. È necessaria una valutazione medica preliminare.